Il vizio di scrivere sotto ce l’ha sempre avuto, ma ora ci si è costretti, a meno che ( ‘unless’..no no stasera proprio no ) non si decida ( decidere decidere decidere..farlo senza dirlo, forse è l’unica via possibile ) di colorare con tinte finte. Vuole il blu (eh, volere volere volere, eh sì, la principessa sul pisello che vuole vuole vuole e rompe rompe rompe. A proposito, chissà perchè se una rompe in maniera manifesta non va bene..si deve fare per vie traverse? Di traverso ho solo l’umore, e quella malinconiachenonriesconeancheadirla), il blu le dà sicurezza, toglie un po’ di fr-agilità (che sarebbe l’elasticità emotiva. Pericolosa, non la capisce nessuno, pensano sia un modo arrogante e antipatico per far vedere che sai as-saltare..opinioni. Pensano. Boh, da qui sotto, la prospettiva è diversa) e dà l’illusione del caldo (il caldo che non brucia, quello che brucia finisce in nulla, l’altro mantiene, e resta, resta anche quando non ti resta che andare. Anche a quel paese, dopo un po’ un posto vale l’altro) e di un silenzio, quello anarchico, mai zitto del tutto, che ascolta e protegge, a volte culla (un movimento facile che diventa complicato, ma è faclie, e lieve – il mio lieve – e viene dall’ acc-udire). Invece no, il blu non c’è. Senza, sembra tutto opaco (il contrario di limpido), ruvido (il contrario di liscio) e ordinario (il contrario di fuorigenere). Così sta qua sotto, dove l’hanno co-stretta (senza stringermi. A stringersi verrebbe fuori il caldo e tutta quella serie ripetuta – sì, che io mi ripeto, noiosa lo so – di ovvietà che dico di testa mia, e cosa c’è di peggio dell’ ovvietà?! E dire che io nell’ovvio ci trovo intelligenza. Come mi verrà mai in mente non si sa, sono proprio fuorimoda) che ci sta a fare non lo sa, forse a voltarsi (voltarsi voltarsi voltarsi. E’ l’unico modo per essere sicuri di non tornare) e mentre si volta, parla (‘ti lamenti, recrimini, vai a curiosare, a sparlare and so on’. Dici a me?? I do not understand English, mi sta scambiando per un’altra) a vanvera, e in questo è rigorosa, in un mare (il mare, lui lo sa già, lui lo sa prima che glielo vai a raccontare, non gli devi spiegare spiegare spiegare, precisare precisare precisare, e con lui non ti devi giustificare) di fraintendi-menti, e non sa più qual è la parola giusta, forse entrambe. E a quel punto tutto diventa a fior di occhi (me lo sono inventato, lo ammetto, non si sa esattamente cosa sia, ma è una roba umida che fa vedere appannato, a volte anche nero e finisce nelle mani. Ci rimane solo quello, nelle mani) e va di parentesi (come sempre, si penserà, invece no, di parentesi ci sono sempre andata, ma solo per scrivere, di per sè sono lineare, fedele, quasi costante, monotematica, noiosa insomma) ma la musica non cambia..E si ricorda che suo è Thom, che non è solothom. Thom, l’abusivo urlante che non urla. Grida nella testa, grida nel silenzio, grida nei sensi, grida dal fondo scuro degli occhi. Usaeabusa pure di lei, l’abusiva. Fallo, lo vuole. Anche se non grida (o forse non la vuoi ‘sentire’), chè non ha voce, non in questo capitolo. Ma resta, lei, anche quando va. Resta, contro chiunque, se stessa inclusa.