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Don’t get any big ideas
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Forse a volte ci si riconosce perchè si sono letti gli stessi libri. Si ferma su una parola e si dice: è anche la mia, e gli esce fuori così bene, proprio come l’ho sempre ascoltata in quel silenzio un po’ ribelle e un po’sconfitto di quando giri tra la gente e non la vedi, non la vuoi. Le parole che si nascondono negli angoli, che sembrano accessorie, stanno di lato, appartate, sfuggono quasi. Ecco quelle lei, sì, lei le vede e le guarda e le accarezza, attenta a non sciuparle le assorbe, e non se ne può separare, non vuole. Dietro quelle piccoli grandi parole c’è quel tipod’intelligenza, sensibilità e fantasia che ama, che vuole. In mezzo altre, quelle vistose, quelle complicate, scritte sulla bocca di tanti. Ce ne sono state (e ce ne saranno) di litigiose e prepotenti a combattere una specie di duello, ché una roba bella e così piena ha carattere e quasi sempre è difficile. E lì che, sommersi da una fila scomposta d’incomprensioni, pensa che no, non ci si capisce neanche a leggere gli stessi libri. Poi si dà un’occhiata un po’ meno frettolosa e rivede quei sorrisi miti,a volte storti, altre così limpidi da accecare, e s’accorge che sotto, dietro e dentro quei primi rumori lievi c’era già tutto quello che serve per conoscersi. Allora ci vuole la verità, detta di lato, di nascosto, da dove non la vede, ci vuole perchè c’è, c’è che in un modo un po’ disallineato e confuso che a raccontarlo sembra una follia, gli ha dato un pezzo di cuore, e non lo rivuole. Tienilo chè se è con te diventa più bello, tienilo, tra le tue parole.
(Affari di.. parole)
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Tu sei così, tu sei cosà, ricordi? E’ la solita vecchia e de-cadente storia di chi ti proietta addosso le sue speranze o timori. Si mangiano due parole, due gesti e li masticano confondendone il sapore. Ed è subito “idillio o tragedia”(op.cit.). Non serve nemmeno avvertire spiegare che va presa con moderazione, che una carezza è solo una carezza, come un rifiuto è spesso solo un’arrrabbiatura, del momento. La solita vecchia e de-cadente storia dei troppo che nessuno vuole capire. E’ che poi ci si stufa anche di spiegare. Vuoi credere sia così? bene, è così. O forse ti piace pensare sia cosà? accomodati, pensala cosà. Lei sta, come dice lui, sta. Guarda e sorride, a volte ride, senza snobismi, ma ride perchè l’ostinazione a inventarsi un’idea è irresistibile, per tutti, lei inclusa. Ci fa sballare le prospettive, ci impedisce di godere della verità, ci nega la possibilità di restare o di andare, e ci va bene perchè è l’inganno perfetto: chi tradisce è sempre l’altro, per noi c’è l’assoluzione, completa. E pensare che basterebbe ascoltare, senza interpretare, basterebbe pensare.. Eh, pensare, troppo sforzo: perchè dovrei mettermi a pensare?! C’ho già sto gran da fare per raccapezzare un ritaglio di pace, no, dai, me lo invento, e ti ci metto dentro come mi viene meglio, poi vedo se tenertici e come. E’ così che va, direbbe lui. Lui che non si capisce mai da che parte sta, perchè lui è quello dell’ “avranno i loro motivi”, e lei che ribatte e li critica i loro motivi; lui che sorride a tutti e lei che tutti li mandarebbe a quel paese; lui che dà addosso solo a lei (anche se lo nega) che non gliene passa una, neanche un sinonimo della più superflua delle parole(e nessuna parola è superflua, e nemmeno povera, dirà). Lui che parla poco, e lei che parla parla parla, e recrimina (anche se lo nega), lei che lo accusa di freddezza e d’indifferenza, lei che fa e disfa, minaccia e va..ma poi torna, e glielo dice. Gli dice quello che altri hanno creduto, inventandoselo o ingigantendolo. Ecco, lui sì, lui potrebbe dirlo, e non lo fa, perchè conosce i suoi troppo, perchè l’ ha ascoltata, ha trovato il tempo e la voglia di ascoltarla. E questa è una cosa vera, reale, non è un’idea.
( ‘Fond but not in love’ )
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You’ve gone off the rails
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____< e ora.. you can laugh >
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